San Luigi Grignion di Montfort

Testimone della tradizione viva

Dal temperamento forte, innamorato dell’Assoluto, Luigi Maria Grignion di Montfort è stato subito attirato dalla persona di Gesù Cristo, inviato da Dio nel mondo.

 

San Luigi si è innamorato dei disegni di Dio per la salvezza degli uomini, perché ha considerato questa sapienza dell’amore rivelato in Gesù Cristo come la più sublime sapienza della vita sulla terra.

Ordinato sacerdote e diventato missionario, quello che conta per lui è Gesù Cristo! Gesù Cristo e la sua opera di salvezza, l’unica che dà senso all’avventura umana sulla terra dal primo all’ultimo giorno della storia.

Di conseguenza, l’unica preoccupazione della sua anima apostolica sarà svegliare nei fedeli la cura primordiale di lasciarsi amare e salvare dall’unico Salvatore dato al mondo. Questa incrollabile convinzione di fede, d’ora in poi, sarà al centro di tutte le sue attività e iniziative apostoliche (cf. CT 22). Il tema del suo primo libro “L’Amore dell’eterna Sapienza”, sostiene e anima tutti gli altri scritti tra cui il più conosciuto è il Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine.

Per esempio scrive: “Conoscere Gesù Cristo, la Sapienza Incarnata, è conoscere il necessario. Conoscere tutto e non conoscerLo significa non conoscere nulla” (AES 11). Oppure: “Gesù Cristo, nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di ogni nostra devozione (…) Gesù Cristo è «l’Alfa e l’Omega» (Ap 1,8), «il Principio e la Fine» (Ap 21,6) di ogni cosa. Noi lavoriamo – dice l’Apostolo – solo per rendere ogni uomo perfetto in Gesù Cristo (cf Ef 4,13). Solo in Cristo, infatti, «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9), con ogni altra pienezza di grazia, di virtù e di perfezione.” (VD 61)

Per il missionario Montfort, tutta la vita deve essere basata in Gesù Cristo e, allo stesso modo, condurci a Gesù Cristo. Le differenti attività non sono altro che mezzi per conoscerLo, seguiLo e unirsi a Lui. Il primo e primo e principale mezzo di unione con Lui è il sacramento del Battesimo che è il germe e fondamento di una vita nuova, la vita della grazia divina ricevuta da Gesù Cristo, il quale ci chiede di crescere secondo le esigenze e il ritmo del doppio comandamento evangelico dell’amore (“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore” e “Amerai il tuo prossimo come te stesso” Mt 22, 36-39) d’accordo con le promesse fatte prima di ricevere il sacramento.

Nella Chiesa il sacramento del Battesimo è stato sempre considerato come il sacramento fondamentale di tutta la vita cristiana e, conseguentemente, come il fondamento e la fonte di tutte le spiritualità della Chiesa. L’insegnamento del nostro missionario sul battesimo non rappresenta nulla di originale. Secondo la teologia tradizionale, ricorda il doppio effetto del sacramento: purificazione dalla macchia originale e partecipazione alla grazia divina, che è in Gesù Cristo. (cf C 109)

Intanto dobbiamo notare la forza con cui Luigi Maria sottolinea il cambiamento radicale di comportamento a cui siamo chiamati per la nuova vita in Gesù Cristo e la nuova dipendenza ad essa: “Prima del battesimo, infatti, noi eravamo del demonio, veri suoi schiavi. Il battesimo ci ha resi veri schiavi di Gesù Cristo, i quali devono vivere, lavorare e morire unicamente allo scopo di portare frutto per questo Dio-Uomo, glorificarlo nel proprio corpo e farlo regnare nella propria anima, perché siamo Sua conquista, popolo che Egli si è acquistato e Sua eredità (…) Gesù Cristo è l’unico principio e dev’essere l’unico fine di tutte le nostre buone opere. Noi dobbiamo servirlo, non solo come servi salariati, ma quali schiavi d’amore. (VD 68)

Servire Gesù Cristo come schiavi d’amore vuol dire servirLo con una obbedienza amorosa e totale al suo doppio comandamento di amore, come ci è stato chiesto e come ci siamo impegnati nel battesimo.

Se il santo missionario Montfort ha dato così tanta importanza al sacramento del battesimo nelle sue predicazioni e nei suoi scritti, sicuramente è per la grandezza e la santità del sacramento stesso, per la nuova vita che esso inaugura, per ricordare ed evidenziare l’importanza delle promesse che sono state fatte al Cristo Salvatore e la necessità imperiosa di essere fedeli a queste promesse, lasciandosi amare, salvare e santificare da Lui, perché si possa raggiungere la santità attraverso la perfezione dell’amore che costituisce la vocazione di tutti i battezzati. (cf SM 3).

Mettendo in pratica tutto ciò, Montfort si rivela un missionario apostolico, testimone della Tradizione viva della Chiesa ed esempio ardente e intraprendente di questa forte corrente pastorale che richiede un rinnovamento regolare della vita cristiana rivitalizzandola nella fonte da cui proviene cioè il battesimo. Lui stesso è lieto di giustificare la sua pratica facendo riferimento ai Concili e ai Padri della Chiesa.

 

 

Al di là dell’esperienza che aveva già avuto con i suoi seguaci durante la sua giovinezza, Luigi Maria si trova ad affrontare intensamente, sin dalle sue prime missioni, il problema dell’infedeltà dei cristiani riguardo le esigenze di una autentica vita cristiana. Lui sottolinea la dolorosa costatazione e fa riferimento a San Tommaso, a Sant’Agostino e ai canonisti del suo tempo, che insistono unanimemente sull’importanza delle promesse del battesimo come “voto più grande e indispensabile” e si interroga: “Ma chi osserva questo grande voto? Chi mantiene fedelmente le promesse del santo battesimo? Non è forse vero che quasi tutti i cristiani tradiscono la fede promessa a Gesù Cristo nel battesimo? Da dove scaturisce questo disordine universale se non dalla dimenticanza in cui si vive delle promesse fatte e degli impegni contratti nel santo battesimo e dal fatto che quasi nessuno ratifica da se stesso il contratto di alleanza stretto un giorno con Dio per mezzo del padrino e della madrina?” (VD 127)

In verità il problema posto dal missionario Montfort e dalla Chiesa del suo tempo era lo stesso problema dei tempi precedenti cioè “la dimenticanza e ignoranza nella propria vita delle promesse fatte e degli impegni contratti nel santo battesimo”. Secondo la legge della psicologia umana le persone si affezionano a ciò che conoscono bene e che apprezzano.

Questo era il problema che i Padri nel loro tempo cercavano di risolvere con una catechesi solida sull’importanza del battesimo come inizio di una vita nuova in Gesù Cristo, per cui hanno fatto ricorso a nuovi comportamenti. La catechesi degli adulti insisteva sul carattere del patto, di un contratto di alleanza con Dio che implicava la rinuncia a Satana e l’adesione a Gesù Cristo. Questa proseguiva dopo il battesimo in vista dell’approfondimento della fede, secondo le diverse tradizioni e pratiche che cercavano di far rinascere, nello spirito e nei cuori, il ricordo dell’importanza e del carattere sacro delle promesse del battesimo. Tra queste pratiche, almeno dal terzo secolo, c’era il solenne anniversario del giorno del battesimo insieme al rinnovo delle sue promesse. Basta menzionare qui i nomi e le catechesi di San Gregorio di Nazianzeno, San Basilio, San Cirillo di Gerusalemme, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Leone Magno… In seguito, introducendo il battesimo dei bambini e l’insegnamento sull’eccellenza e le promesse del sacramento, questa pratica conoscerà una certa decadenza per cui un gran numero di fedeli ha ignorato e dimenticato la dignità battesimale, avendo come conseguenza il disordine nella condotta.

All’inizio del Medioevo il Concilio di Sens – vincolato alla tradizione patristica di riprendere le buone abitudini – convocato nell’829 per risolvere i disordini dei cristiani (a cui Montfort fa riferimento nella VD 127), raccomanda ai pastori di istruire il popolo sulla grandezza del battesimo e condurre i fedeli a rinnovare le promesse. La devozione battesimale tornerà ad essere usuale durante molti secoli: i cristiani avranno la coscienza della loro appartenenza a Cristo da cui nasce un sentimento di rottura con il mondo pagano e musulmano. Ma la crisi del Rinascimento trasformerà questa mentalità con l’infiltrazione di una certa sapienza troppo umana e persino mondana.

La reazione è sentita dal Concilio di Trento (1545 – 1563), sul quale il nostro missionario si poggia: “Il Catechismo del Concilio di Trento, fedele interprete delle sue intenzioni, esorta i parroci (come al Concilio di Sens) a condurre i fedeli nel ricordare e credere che sono uniti e consacrati a Gesù Cristo, quali schiavi al loro Redentore e Signore.” (VD 129)

Una delle più grandi caratteristiche della Riforma Cattolica introdotta dal Concilio di Trento è il posto centrale dato al battesimo nella pastorale, l’insistenza nel ricordare la sua fondamentale importanza e le sue esigenze per la vita cristiana con il desiderio di rinnovare lo spirito cristiano tornando alle origini, per scoprire e ricordare, nella Tradizione, l’eccellenza e l’importanza del battesimo (che era un punto di appoggio anche per Lutero). San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano (+1584) è stato, indubbiamente, uno dei più zelanti che mise in pratica le direttive conciliari. Riprende la pratica dell’anniversario del battesimo e introduce una pratica un po’ dimenticata in quell’epoca: il rinnovo delle promesse o dei voti battesimali.

La forte influenza di San Carlo contribuì certamente alla rivalorizzazione del battesimo in Francia, poiché ha incontrato lì le direttive di numerosi vescovi, come anche iniziative apostoliche che tendevano alla stessa direzione (per esempio nelle Congregazioni mariane dei gesuiti). Si inizia velocemente un movimento tra i pastori e i predicatori per promuovere la devozione del battesimo e far rinnovare le promesse per assicurare la fedeltà cristiana.

E’ necessario ricordare il ruolo importante portato a termine dalle missioni parrocchiali nella pratica del rinnovo pastorale in fedeltà al Concilio di Trento e le direttive episcopali. Le missioni erano un periodo intenso di insegnamento globale che si faceva ad una comunità durante varie settimane (da 3 a 5) per i predicatori itineranti. Questo modo di istruzione era praticato da tanti decenni, per i membri di grandi ordini religiosi (gesuiti, domenicani, cappuccini, benedettini…) e anche per i grandi riformatori della scuola francese di spiritualità e i membri di suoi istituti (Lazzaristi, oratoriani, sulpiziani, eudisti) e ugualmente per le equipe di sacerdoti diocesani. Le missioni hanno contribuito poderosamente al rinnovo del popolo cristiano. Adottando le idee e gli obiettivi della Riforma cattolica, essi integrarono gradualmente i programmi e l’esercizio pubblico del rinnovamento delle promesse battesimali, che sembra essere diventata una pratica regolare dalla metà del XVII secolo. Questo è il caso, per esempio, anche se con modalità diverse, di famosi missionari del tempo come Julian Maunoir, Giovanni Eudes e Dom Leuduger a cui Montfort si unirà per qualche tempo.

Nato nel cuore della Riforma Cattolica (1673), il giovane Luigi Maria lavorerà in linea con questo obiettivo apostolico, degno continuatore di una generazione di missionari e di riformatori, ma con il suo carisma personale e il suo stile proprio. Come vedremo, presto si rivelerà un potente rinnovatore spirituale di progetti apostolici generosi e di iniziative audaci, ma sempre fedele alla Tradizione viva in cui trova l’idea e la forza necessarie per ricordare e valorizzare, tra i cristiani del suo tempo, le esigenze della fedeltà alle promesse battesimali per la salvezza e, di conseguenza, l’importanza di rinnovarle soprattutto con la formula di consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria (che Montfort chiama, in sintonia con il suo tempo, la “devozione al battesimo”).

Inoltre Montfort non vuole introdurre novità: “Non si può obiettare che questa forma di devozione sia nuova e di poca importanza: non è nuova. I Concili, i Padri e parecchi autori antichi e moderni parlano di tale consacrazione a Nostro Signore o del rinnovamento dei voti del santo battesimo, come di cosa praticata già dall’antichità e da loro consigliata a tutti i cristiani. Non è di poca importanza poiché la principale origine dei disordini e della perdizione eterna dei cristiani, proviene dalla dimenticanza e dall’indifferenza verso una tale pratica”. (VD 131)

SIGLE:
AES = L’Amore dell’Eterna Sapienza (S. Luigi di Montfort)
C = Cantici
SM = Il Segreto di Maria (S. Luigi di Montfort)
VD = Trattato della Vera Devozione alla Vergine Maria (S. Luigi di Montfort)

Pe. Gaffney, S.M.M.

Lettera di Giovanni Paolo II ai religiosi e religiose delle famiglie monfortane

Lettera di Giovanni Paolo II alla famiglia monfortana sulla dottrina del suo fondatore.

Messaggio del Papa Giovanni Paolo II

 

Lettera di Giovanni Paolo II in occasione del 50° di canonizzazione del Montfort

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