Approvazione della Chiesa

Scopri cosa significa Totus Tuus

Ma sarà la Santa Schiavitù una dottrina giusta, sicura, approvata dalla Chiesa?

 

E’ necessario rispondere a questa domanda poiché la Santa Schiavitù, a prima vista, sembra in opposizione con la dottrina della Chiesa, che è sempre chiara, precisa, alla portata di tutti.

Sì, tale dottrina è pienamente approvata dalla Chiesa e la sua pratica è pienamente conforme allo spirito del Vangelo che come dice l’Apostolo, è uno scandalo per i giudei e una follia per i gentili (1 Cor 1,23), come la sapienza di questo mondo – dice lo stesso Apostolo – è follia davanti a Dio (1 Cor 3,19).

Basta accertarsi che il fine di questa devozione è l’umiltà, la rinuncia di noi stessi e lo spirito di sacrificio, per dire che è una dottrina profondamente evangelica.

A questo argomento possiamo aggiungerne un altro di grande valore: questa devozione è un modo di amare più ardentemente la Madre di Gesù, amore che la Chiesa cerca sempre di incutere nei fedeli con grande insistenza. Quindi praticandola siamo pienamente in conformità con l’insegnamento della Chiesa. 

Si deve diffidare della dottrina che porta all’agiatezza che allontana da Maria Santissima; ma possiamo assolutamente confidare nell’insegnamento che stimola alla penitenza e avvicina le anime alla Santissima Vergine. Penitenza e amore di Maria – questi sono due caratteristiche della dottrina cristiana, due ali dell’anima fervorosa, due luminari della vera fede.

Adesso citiamo i Sommi Pontefici, passando in secondo piano numerose approvazioni di vescovi e teologi famosi, perché vogliamo indicare soltanto documenti autentici della Santa Sede.

1. Clemente VIII (1592 1605) – Conferisce grande indulgenza alla Confraternita degli schiavi, stabilita nei Conventi Religiosi dell’Ospedale di Carità, nel rione di San Germano in Parigi, così come a quelli che portano con sé, e recitano la Coroncina di nostra Signora.


2. Gregorio XV (1621-1623) – Conferisce ugualmente indulgenze agli Schiavi di Nostra Signora.

3. Urbano VIII (1623-1644) – Questo Sovrano Pontefice, consultato sulle pratiche di questa devozione, specialmente sulla catena, simbolo della consacrazione a Maria, approvò tanto lodevole fervore e diede il 20 luglio 1631 la bolla Cum sicut accepimus, nella quale concede grande numero di indulgenze agli schiavi di Maria Santissima.

4. Alessandro VII (1655-1667) – Spedì una bolla, il 28 luglio 1658, nella quale, per motivo della organizzazione della “Società della Schiavitù” in Marsiglia, nel Convento dei Padri Agostiniani di Provenza, aggiunge molte indulgenze alle altre concesse dal Papa Urbano VIII agli schiavi della Santissima Vergine.

5. Pio IX (1846-1878) – E’ sotto il suo pontificato che, il 12 maggio 1853, si promulga a Roma il decreto che dichiara che gli scritti di San Luigi erano esenti da ogni errore che potesse impedirgli la beatificazione.

6. San Pio X  – aveva una singolare stima alla perfetta devozione, e specialmente al Trattato della Vera Devozione. Quando pensò di scrivere l’enciclica commemorativa del Giubileo dell’Immacolata Concezione, questo Pontefice, che conosceva molto il libro di S. Luigi Maria Grignion de Montfort, volle rileggerlo, come poi confessò. Lo rilesse tante volte che arrivò a riprodurre i pensieri e, non raramente, le stesse espressioni del santo missionario.

Il Procuratore Generale della Compagnia di Maria, in una udienza, disse al Papa: “Vostra Santità desidera, senza dubbio, come noi, che la Vera Devozione, insegnata dal Beato di Montfort, si espanda sempre di più… E deve scusarmi se vengo a chiederle benedizioni e speciale stimolo”.

Non aveva ancora finito di parlare, e il Santo Padre, stendendo la mano, con un sorriso affermativo, prese la “supplica” scritta dal Procuratore, la lesse e, appena finita la lettura, prese la penna, e scrisse in basso queste linee: “Accogliendo la vostra richiesta, raccomandiamo vivamente il Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine, tanto ammirevole, scritto dal Beato di Montfort; e a quanti leggeranno questo Trattato concediamo, con tutto il cuore, la benedizione apostolica”. (27 dicembre 1908 Pio P.P.X)

Una raccomandazione così sollecita, venuta da un pontefice, necessariamente produce una forte impressione nei cuori cattolici. Nel ricevere il documento suddetto, il Procuratore disse: “Questo libretto già fece un gran bene; raccomandato adesso da Vostra Santità, esso deve farne molto di più in futuro”.

“Esso è veramente bello!”, rispose il Santo Padre con convinzione. Sotto il pontificato di Sua Santità Pio X la Santa Schiavitù fu definitivamente organizzata in associazione, tanto per i sacerdoti come per i semplici fedeli. L’Arciconfraternita di Nostra Signora, il cui fine è la pratica della Santa Schiavitù, fu eretta canonicamente dal Papa Pio X il 28 aprile 1913.

Quanto all’Associazione dei Padri di Maria, già esisteva praticamente, ma fu canonicamente organizzata nel Congresso Mariano di Einsideln (Svizzera,1906) avendo come protettori i Cardinali Vannutelli e Vives.

Pio X fu il primo a iscriversi in essa. Figura, quindi il suo nome nella testata della lista dei sacerdoti consacrati a Maria Santissima.

7. Benedetto XV – Non fu meno devoto della Santa Schiavitù. Il 28 aprile 1916, in occasione del secondo centenario di San Luigi di Montfort inviò una lettera autografa al Superiore della Congregazione di Maria, nella quale disse: “Il Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine è un libro piccolo nel formato, ma di grande autorità e di grande unzione. Possa esso diffondersi sempre di più, e ravvivare lo spirito cristiano in un grande numero di anime!”.

Di fronte a queste dichiarazione, è obbligatorio concludere che la Santa Schiavitù non è una novità, una dottrina senza approvazione della Chiesa. Al contrario, deve sgorgare, come abbiamo detto, dai più sacri dogmi della nostra religione, quale conclusione logica di premesse sicure.

Una vita così santa, i molti miracoli e soprattutto la beatificazione e la canonizzazione del suo propagatore, sarebbero già una prova sufficiente che la Santa Schiavitù è conforme all’insegnamento della Chiesa. E’ buono e confortante udire che la suprema autorità approva e incita i cristiani a una così bella pratica.


Fonte: DE LOMBAERDE, Júlio Maria, O Segredo da Verdadeira Devoção para com a Santíssima, segundo São Luís Maria Grignion de Montfort, Múltipla Gráfica e Editora 2005, p. 191-194.



Papa Giovanni Paolo II – Schiavo per amore, TOTUS TUUS

Il Papa Giovanni Paolo II esprimeva un grande amore per la Santissima Vergine e per questo ha scelto come motto pontificio, il “Totus Tuus” – Tutto tuo, o Maria!

Quando era seminarista ha letto il Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine Maria. La sua devozione alla Madonna da allora si è intensificata. Come lui stesso ha detto: “La lettura di quel libro ha segnato nella mia vita una svolta decisiva…alla devozione verso la Madre di Cristo della mia infanzia e della mia adolescenza si è sostituito un nuovo atteggiamento, una devozione venuta dal più profondo della mia fede, come dal cuore stesso della realtà trinitaria e cristologica. Mentre prima mi trattenevo nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo invece di aprirgli la strada, alla luce del Trattato di Grignion di Montfort compresi che accadeva in realtà ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo.”

In una lettera del Papa Giovanni Paolo II del 15 agosto 1984, in occasione del XXV anniversario della consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, lui spiega i fondamenti biblici e teologici della Consacrazione alla Santissima Vergine: “Il significato antico della consacrazione alla Vergine Santissima non consiste soltanto in effimero gesto devozionale, ma nell’accoglienza filiale di Colei che Cristo ci ha donato come madre nell’ordine della grazia, nella persona del discepolo amato (cf. Gv 19,25-27). Tale relazione diretta e permanente con Maria nella preghiera, la disponibilità alla sua influenza e l’assimilazione dei suoi atteggiamenti evangelici, a sua volta diventa una via di fedeltà a Cristo, di docilità allo Spirito Santo, di comunione d’amore con il Padre e di vita ecclesiale. Spero quindi che il rinnovato impegno per la consacrazione a Maria sia visto e vissuto in riferimento alla storia della salvezza, ‘come un modo sicuro per realizzare l’alleanza con Dio’, restaurata da Gesù Cristo nel mistero pasquale e compiuto dai cristiani nel Battesimo, nella Cresima e nell’Eucaristia. Consacrati a Dio per l’iniziativa gratuita dell’amore misericordioso, dobbiamo vivere per Lui, offrendo la nostra persona “come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio” (Rm 12,1) sull’esempio di Maria, la Vergine consacrata al Signore.

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